Ogni professione deve definirsi sulla base delle competenze che la contraddistinguono e quindi anche lo psicoterapeuta è chiamato a dare una definizione delle competenze implicate nella propria professione: tra le altre, i famosi, famigerati strumenti.
Nei confronti degli strumenti, l’atteggiamento è spesso quello dell’assetato nel deserto, cioè si caricano gli strumenti di virtù magiche di cambiamento e soluzione delle difficoltà nella relazione d’aiuto.
Ciononostante, con un atteggiamento più equilibrato e che riconosce l’importanza della relazione, gli strumenti possono essere un utile supporto per lo psicoterapeuta.
Proviamo ad aprire la valigetta strategica e vedere che cosa contiene. Intanto ci troviamo dentro uno strano stetoscopio, strategico, nel senso che ciò che si ausculta proviene direttamente dal battito di due persone, perché il filo collega i due cuori.
Lo psicoterapeuta strategico imparerà a sentirsi mentre sente l’altro, perché ogni relazione è reciproca e circolare, perché, come dice la poetessa Wisława Szymborska “Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”.

Gli strumenti dello psicoterapeuta
Dopo aver posato il nostro stetoscopio, scorgiamo uno strano oggetto, un caleidoscopio, uno strumento ottico che si serve di specchi e frammenti di vetro o plastica colorati per creare una molteplicità di strutture simmetriche; guardando all’interno, il nostro psicoterapeuta strategico imparerà a maneggiare la propria esperienza di sé e dell’altro secondo nuovi principi, imparerà ad abbandonare i propri modelli mentali e ricombinare gli elementi in modo sempre nuovo.
“Gli esseri umani postmoderni devono dunque essere capaci (…) di maneggiare la propria esperienza allo stesso modo in cui un bambino gioca col caleidoscopio che ha trovato sotto l’albero di Natale” (Z. Bauman, La società individualizzata, p.160).
Questo strumento consentirà al nostro terapeuta di imparare le infinite costruzioni della realtà, cioè le infinite possibilità di cambiamento offerto alla persona: sarà in grado di generare apprendimenti di terzo livello (liberarsi dai modi abituali di pensare, prevenire la formazione di abitudini, ricostruire esperienze frammentarie in combinazioni sempre nuove, accettare ogni modello sapendo che presto cambierà) che diventano strumenti necessari e comuni.
Poi, stranamente ma fino ad un certo punto, troverà un album di proprie fotografie, che lo ritraggono da prima della nascita ad oggi, al momento attuale, nel suo cambiare e crescere; è un album aperto, perché alcune foto all’interno scompaiono, altre si presentano come nuove o riappaiono: è la vita che decide questo continuo modificare e la terapia individuale e la supervisione possono aiutare a dare un ordine flessibile a questo processo.
Attraverso questo strumento, lo psicoterapeuta strategico imparerà ad utilizzare se stesso, la propria esperienza di vita come strumento nella relazione, perché, come sostiene C.G. Jung in “Gli archetipi dell’inconscio collettivo “solo il guaritore ferito può guarire”.
Articolo del Dottor Andrea Stramaccioni
Di questi e altri temi parleremo all’Open Day del 7 aprile, dalle 14,30 alle 16,30, presso la nostra sede in Viale Oceano Atlantico, 13, Roma.
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