Il counseling strategico è un intervento basato sulla relazione d’aiuto, si rifà alla teoria della psicologia strategica: pochi incontri con la finalità di raggiungere un obiettivo specifico attraverso delle tecniche precise e un uso caratteristico della comunicazione.

Se ben utilizzato è uno strumento di cambiamento molto utile; riesce a modificare il punto di vista dal quale si guardano le problematiche e le sensazioni ad esse connesse.

Le possibili problematiche da affrontare possono essere le più varie ma relative a un ambito specifico: personali, interpersonali, lavorative, scolastiche, organizzative.
Un elemento caratterizzante il counseling strategico è che non si focalizza sulle cause delle problematiche, cioè sul perché, ma si concentra sul “come” una difficoltà viene mantenuta. L’interesse non è risalire alle origini del problema, il passato non si può più modificare, ma ciò che interessa è il “come” le situazioni funzionano, come vengono mantenute nel tempo e “come” risolverle.
Da qui si evince che le soluzioni sono tante quante le problematiche e sono costruite in base alle caratteristiche della problematica stessa e in base all’obiettivo che si vuole raggiungere.

Da questa descrizione è chiaro che il counseling strategico è un tipo di counseling flessibile, si adatta alla problematica specifica fino a portare la persona a percepire il problema in modo diverso e quindi, cambiare il proprio comportamento.
Strumento d’elezione è la comunicazione:

“non si può non comunicare” è il primo postulato della Pragmatica della comunicazione (Paul Watzlawick et alt 1967).

Come scrivono Nardone e Salvini in “Dialogo strategico”, considerato il primo postulato della prgamatica:

“si deve scegliere se farlo in modo casuale e subire tale ineluttabilità, oppure scegliere di farlo strategicamente e gestirla”.

Il modello strategico “si occupa del modo in cui l’uomo percepisce e gestisce la propria realtà attraverso la comunicazione con se stessa, gli altri e il mondo, trasformandola da disfunzionale in funzionale, al fine di poter ‘operare’ su di essa” (Nardone & Salvini, 2004).
La comunicazione strategica è caratterizzata da una serie di tecniche che porta le persone a scoprire nuove modalità di percepire e gestire le situazioni problematiche. Possiamo dunque sostenere che ciò che rende particolare il dialogo strategico è l’esperienza di cambiamento delle proprie sensazioni e quindi il modo in cui si guardano le cose.
La tecnica fondante il counseling strategico è il problem solving strategico che potremmo definire, usando le parole di Nardone (2009), come “la tecnologia per trovare soluzioni”; è una tecnica per trovare delle soluzioni efficaci alle problematiche.
Trovare soluzioni alternative a una problematica non è semplice anzi, spesso ci si ritrova a mettere in atto le solite soluzioni, le così dette “tentate soluzioni”, ma che si rivelano fallimentari, aumentando solamente il senso di inadeguatezza e insoddisfazione. O, in altre occasioni, si mettono in atto tecniche che in alcune circostanze hanno funzionato; capita ad un certo punto però, che tali soluzioni non danno più il risultato sperato portando anche alla complicazione della situazione stessa.

Potremmo dire che “le tentate soluzioni” finiscono per mantenere il problema; è come se si fosse instaurato una sorta di circolo vizioso dal quale è possibile uscire solo se interrotto.

Il problem solving strategico sovverte la dinamica di pensiero lineare razionale per portare, attraverso stratagemmi di logica non ordinaria, a trovare la soluzione. Ciò permette di uscire da una logica di pensiero rigida trovando “una soluzione nel presente piuttosto che una spiegazione nel passato” (Nardone, 2009). Dunque, il counseling strategico si caratterizza per la sua flessibilità e adattabilità alla problematica presentata poiché si avvale di strategie e tecniche ideate e adattabili allo scopo fissato. Man mano che l’intervento di counseling procede può essere riorientato sulla base degli effetti osservati. Una modalità d’intervento di questo tipo guida le persone a cambiare il proprio comportamento, le sensazioni rispetto alla problematica e la percezione degli eventi. Cambiando la prospettiva di osservazione si modificano la sensazioni connesse alla problematica; sperimentando nuove percezioni le persone scoprono nuove modalità per gestire e superare le difficoltà. Sensazioni e percezioni nuove divengono azioni e comportamenti che portano, a loro volta, a nuove comprensioni e consapevolezze.

In base a quest’ottica il cambiamento del comportamento deriva da una modificazione delle percezioni che contemporaneamente generano un modo diverso, nuovo di concepire e relazionarsi alla realtà “cambiare per conoscere” (Nardone &Salvini, 2004).

Bibliografia

Nardone, G. (2009). Problem Solving Strategico Da Tasca. Firenze, Ponte alle Grazie.

Nardone, G., & Salvini, A. (2004). Il Dialogo Strategico. Firenze, Ponte alle Grazie.

Watzlawick, P., Beavin J. H. e Jackson D. D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana, trad. It. Astrolabio, Roma, 1974.