Lo scandalo degli sms hot: “Ho vinto il concorso, ho diritto ad insegnare”
di Diana Maltagliati

Battute sessiste alle alunne ed sms hot: la polemica contro il professore di storia e filosofia del liceo Tasso non si ferma, nonostante la sospensione dall’insegnamento fino alla fine dell’anno scolastico.

Maurizio Gracceva, accusato di molestie da 4 sue allieve che raccontano di centinaia di messaggi a sfondo sessuale e di chiamate continue, è il classico insospettabile. Amante della pittura e “amico” dei suoi studenti, si è sempre dimostrato disponibile con gli alunni, secondo i racconti che trapelano dalle aule scolastiche. Le attenzioni morbose rivolte ad alcune studentesse, però, hanno creato un vero e proprio scandalo, d’altronde il Tasso è uno degli istituti superiori più rinomati di Roma.

Secondo una delle vittime, la questione sarebbe dovuta rimanere riservata, invece il nome del professore è finito su tutti i giornali, coinvolgendo anche i due figli e la moglie, preside dell’Istituto Manin.

Al ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale, i ragazzi raccontano di non aver discusso in classe della questione: le lezioni si sono svolte regolarmente, unico assente il professor Gracceva.

Eppure alcune parole dell’insegnante, presunto molestatore, hanno scatenato l’indignazione di tanti. Dopo aver mandato sms parlando di sesso e viagra alle studentesse che hanno mostrato i messaggi ricevuti su Whatsapp, il prof ha reagito alle accuse e alla sospensione dall’insegnamento affermando: “… una cattedra non capita così per caso, è conseguenza di concorsi vinti, un diritto che resta inalienabile, che non può essere cancellato da qualche frase d’effetto detta da Tizio e Caio”.
Parole che fanno trapelare la sua sicurezza di trovarsi nel giusto o forse il suo non riuscire a comprendere del tutto quali siano le responsabilità di un insegnante.

Francesca Mastrantonio, psicoterapeuta con decennale esperienza in psicologia scolastica e Presidente dell’IIRIS ha commentato: “Colpisce il fatto che, di fronte alle proteste degli studenti che hanno minacciato barricate nel caso di suo rientro a scuola, abbia preferito sottolineare che un vincitore di cattedra, uno che ha vinto un concorso, non possa essere privato così facilmente dei suoi diritti di lavoratore”.
Secondo la dottoressa Mastrantonio, essere insegnate è “qualcosa in più” rispetto alla mera competenza accademica e ne ha voluto parlare con Affaritaliani.it.

Ci spieghi meglio: qual è il grande errore del professore implicato nella vicenda?

Sicuramente spicca la difficoltà del professore di comprendere il significato che c’è dietro il ruolo dell’insegnante perché nelle sue affermazioni il prof tende a rimarcare che il suo ruolo è stato assegnato con un concorso vinto, quindi ha tutti i diritti di rimanere al suo posto, sottovalutando tutto l’ambito relazionale di un insegnante e il rapporto che costruisce con i propri allievi. Non è solo una questione di cattedra, non gli viene chiesta solo una competenza tecnica, ma anche una responsabilità sulla sua funzione educativa.

Il prof ha negato che i messaggi contenessero avance. Quando si può parlare di molestie?

Si parla di molestie quando vengono fatte delle avance non gradite tanto da mettere a disagio la ricevente. E non solo quando non vengono gradite, ma soprattutto quando vengono fatte in contesti in cui la persona che le subisce ha minore possibilità di rifiutarle e di sottrarsi al ricatto esercitato da chi le fa, abusando del suo ruolo. Ovviamente qui ci troviamo in una situazione simile. C’è infatti una disparità di poteri che impediscono alla persona di poter esprimere il suo dissenso liberamente. Un professore ha un ruolo importante agli occhi della studentessa.

Un professore può essere legittimato a parlare di sesso con i propri allievi?

Se un professore di filosofia parla di sesso con gli studenti bisogna capire con che fine lo fa. Lo fa con una finalità pedagogica? Queste conversazioni erano private, quindi per quale motivo un adulto e a maggior ragione un professore avrebbe dovuto affrontare certi argomenti coi suoi studenti? Ovviamente il rapporto allievo-professore è un rapporto estremamente complesso e delicato. Come sottolinea la moglie stessa del professore indagato è molto importante non confondere i livelli. E questa attenzione è responsabilità dell’adulto che ha più competenze nella gestione della relazione e sa – o dovrebbe sapere – quanto si possa creare confusione se si inseriscono argomenti di questo tipo. L’adulto deve gestire al meglio questa relazione senza creare equivoci e difficoltà. In questo caso c’è stata quanto meno una sottovalutazione del professore che ha inserito argomenti fuori l’area di sua competenza.

Le allieve coinvolte sono quattro, quindi non si può pensare che il professore si fosse invaghito di un’alunna in particolare. Allora si tratta solo di un gioco di potere?

Si tratta sempre di un gioco di potere quando questi temi e questi argomenti emergono in una situazione in cui c’è una disparità di poteri. La stessa cosa avviene quando il capo al lavoro assume un certo tipo di comportamenti con le sue collaboratrici o collaboratori. La vittima non si sente libera nel rifiutare o nel reagire a certi comportamenti che possono essere non graditi. Il ruolo dell’insegnante è il ruolo anche di maestro e di educatore. È un aspetto che non va mai sottovalutato in questo lavoro. Nella mia esperienza ci sono insegnanti che hanno saputo lasciare un ricordo meraviglioso nei loro alunni. Sono persone che vivono il proprio lavoro come una vocazione e lasciano un segno positivo nella vita dei propri studenti. Non si può sottovalutare il peso che questo ha nella vita di un bambino o di un ragazzo in crescita.

Come si possono evitare queste situazioni? Si potrebbe fare un’indagine psicologica nei confronti dei professori prima che assumano il proprio ruolo?

Non credo. Non può esserci un’indagine continua. Questi problemi sono legati al libero arbitrio. Poi quando succede qualcosa di simile sono il preside e il ministero che devono prendere provvedimenti. La cosa importante probabilmente è aiutare gli studenti attraverso dei corsi e una formazione specifica a discernere le situazioni e a reagire e difendersi. Così si può evitare che questi comportamenti proseguano in un clima di silenzio.

 

Fonte: http://www.affaritaliani.it/roma/molestie-al-tasso-la-psicologa-mastrantonio-i-prof-devono-essere-educatori-518466.html