Quante volte vi è capitato di pensare di chiedere aiuto a uno psicologo, per voi stessi/e o per qualche caro. Ma perché é così difficile andare dallo/a psicologo/a?

Sono molti i fattori che influenzano questa scelta; tra i tanti sicuramente c’è il fattore di tipo culturale.

Per molti chiedere aiuto significa aver fallito tutto, L’idea di non essere riusciti da soli a stare bene è una grande umiliazione. Riuscire ad accettare l’idea di doversi fare aiutare è fonte di grande imbarazzo.

Sembra poi uno stile tutto italiano quello di stare “benino”, “insomma”, “non c’è male”, guai a stare “bene”, “benissimo!” Abbiamo una sorta di scaramanzia che è sempre meglio accontentarsi di ció che si ha.

Nello stesso empasse, seppure su un versante diverso, c’è chi crede che lo psicologo è per i “matti”. (Che poi chi sono i matti?) Poco si conosce in effetti della psicologia improntata sul benessere e non sulla psicopatologia. Nell’immaginario lo psicologo serve solo in casi disperati, le persone si sdraiano su lettini dove piangono e piangono fino ad esaurire le lacrime.

Spesso è difficile e doloroso comprendere che davvero si ha bisogno d’aiuto e ancor più difficile è fidarsi e affidarsi a qualcuno, lo psicoterapeuta.

Molto spesso il cambiamento spaventa più del malessere. Nelson Mandela diceva che “ciò che ci spaventa di più è la nostra luce e non le nostre ombre”. Si preferisce vivere con disagio per timore che le cose possano cambiare e chissà come sarebbe uscire da quella situazione, questo pensiero spesso crea ansia ancor di più che il malessere in sè.

Le persone compiono molti tentativi per lenire il proprio malessere e utilizzano delle tentate soluzioni di auto cura che però, molto spesso, alimentano la problematica e non aiutano la persona ad ottenere il miglioramento auspicato.

Alcuni disturbi, poi, possono essere i responsabili della compromissione della volontà di curarsi, provocando l’isolamento della persona.

I dati dell’OMS ci dicono che i disturbi psicologici, in particolare i disturbi d’ansia e depressione, sono in grande aumento.

Entro il 2020 la depressione sarà la seconda malattia più diffusa dopo le malattie cardiovascolari.

La scelta di andare o meno dello psicologo è una scelta delicata e importante. Può voler dire mettere in discussione la propria stessa identità, guardando in modo nuovo se stessi e tutto ciò che è stato fino a quel momento, Relazioni familiari, dinamiche e intrecci relazionali. Sicuramente l’idea e la paura di poter stravolgere la propria vita attiva un angoscia maggiore di quella che spesso smuove la persona a chiedere aiuto. Tuttavia quanto potrebbe essere più doloroso non prendersi cura di sè e rimanere ancorati a situazioni a ruoli e dinamiche velenose.

Stare bene, benissimo, è possibile senza che nulla di brutto possa accadere! Il cambiamento è possibile! E nulla cambia se il paziente per primo non è deciso a cambiare e ad evolvere!

Rendetevi liberi/e di essere voi stessi/e!

“Sentì il bisogno di cercare subito un ponte, una connessione, un riferimento, tra sé e quello che gli stava, muto, nell’anima”


Dott.ssa Alessandra Celentano