Da tempo sentiamo ripeterci da media, dalle agenzie d’informazione e tra le persone che siamo in “crisi”. Indubbiamente la situazione economica europea e in particolare quella italiana stanno vivendo momenti difficili ma mi chiedo, la vera crisi che noi italiani/e stiamo vivendo oggi è veramente e solamente quella economica? Le notizie quotidiane sono incentrate sulle mille difficoltà del nostro paese: economia, politica, cronaca, religione, immigrazione, emigrazione, scuola, sanità ecc.

Viviamo in un periodo storico incentrato sull’autoaffermazione a tutti i costi, pensiamo all’uso che se ne fa dei social network, su una sempre maggiore competitività determinando un aumento dell’isolamento e perdita del senso di comunità e d’integrazione sociale. Insieme a questa atmosfera decadente di crisi sociale assistiamo a una vera e propria crisi emozionale delle giovani generazioni: le notizie sono piene di fatti che vedono come protagonisti di violenze, anche efferate, ragazzi/e sempre più giovani. Ciò sta ad indicare che nei/nelle giovani di oggi c’è una scarsa capacità all’autocontrollo, all’empatia, alla gestione della rabbia e della frustrazione, in genere c’è una scarsa competenza nella gestione delle emozioni.

Come mai le emozioni sono così importanti per gli esseri viventi?

Ledoux sostiene che “…Ma una mente senza emozioni non è affatto una mente, è solo un’anima di ghiaccio: una creatura fredda, inerte, priva di desideri, di paure, di affanni, di dolori o di piaceri” (p. 27).

Secondo Goleman le emozioni sono delle vere e proprie guide per gli esseri viventi che li aiutano nelle situazioni più difficili e importanti in cui il solo utilizzo dell’intelletto non sarebbe sufficiente. Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico; ciascuna di esse ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana – situazioni eterne che si ripeterono infinite volte nella nostra storia evolutiva (p. 22). Tutti noi abbiamo esperienza delle emozioni basti pensare a quando dobbiamo prendere una decisione: la valutazione razionale e intellettiva è importante ma spesso insufficiente e il peso maggiore lo fa una valutazione delle emozioni legate alla scelta che stiamo per fare.

Dal punto di vista evolutivo i centri emozionali sono nati prima dei centri deputati al pensiero, la neocorteccia, e dal punto di vista anatomico, il cervello pensante si è evoluto dal cervello emozionale. Dunque, il cervello emozionale è stato la matrice da cui hanno preso vita le aree cerebrali più recenti ed è collegato alla neocorteccia attraverso migliaia di connessioni, ciò fa si che il cervello emotivo influenzi l’azione di tutte le aree del cervello, anche del cervello pensante.

Questa modalità dicotomica di descrivere il cervello, emotivo e pensante, ricorda molto la distinzione mente – corpo, è mia premura sottolineare che è semplice facilitazione descrittiva e ricordare come ormai sia accettato nel mondo scientifico che il comportamento umano sia la risultanza di un lavoro simultaneo di funzioni collocate a più livelli.

Cosa sono in sostanza le emozioni?

Sempre Goleman, nel suo libro, sostiene che fondamentalmente le emozioni sono impulsi ad agire cioè piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. La parola emozione deriva dal verbo latino moveo, cioè “muovere”, e l’aggiunta del prefisso e, che sta a significare “movimento da”, dunque in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire.

Quando si parla di intelligenza emotiva Goleman la definisce come “la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici/he e di sperare”. Secondo l’autore l’intelligenza emotiva si compone di 5 abilità:

  • Conoscenza delle proprie emozioni
  • Controllo e regolazione delle proprie emozioni
  • Motivazione di se stessi
  • Riconoscimento delle emozioni altrui: empatia
  • Gestione delle relazioni

Le competenze emotive possono essere apprese e allenate. Il nostro cervello è plastico e non smetteremo mai di imparare, ma durante i primi anni di vita la capacità di apprendimento è al massimo livello. Più i/le bambini/e sono piccolo/e, più i loro neuroni sono alla ricerca di nuovi collegamenti e ramificazioni: è questo che permette loro di apprendere con grande rapidità e in modo permanente (LeDoux, 1996). Per questo ritengo sia fondamentale iniziare i/le bambini/e da subito all’alfabeto emozionale, educarli/e alle capacità fondamentali del cuore e che sia i genitori che la scuola insegnino le capacità intra e interpersonali fondamentali. Cosa succede però se anche gli adulti di riferimento non posseggono tale competenza? Goleman sostiene che l’intelligenza emotiva, a differenza del QI, può essere appresa e consolidata in qualsiasi momento della vita e sottolinea come tale competenza aumenti in relazione alla consapevolezza degli stati d’animo, al contenimento di quelle emozioni che suscitano sofferenza, al miglioramento della capacità di ascolto e di empatia.

 

Riferimenti bibliografici

Goleman, D. (1996).Intelligenza emotiva. Milano: Bur Saggi.
LeDoux, J. (1996). Il cervello emotivo. Milano: Baldini Castoldi Dalai Editore.