Spesso me lo chiedono i miei pazienti e non sempre è facile rispondere o meglio far capire cosa sia.

Il dizionario ci dice che la felicità è lo stato di chi è felice, l’emozione di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio, è collegata alla gioia, alla soddisfazione completa.

Per provare questa emozione così importante per il benessere personale servono due condizioni: saper desiderare qualcosa e saper raggiungere quel qualcosa per trarre soddisfazione da questo risultato.

Raggiungere la felicità comporta quindi avere delle competenze personali che non sono innate ma si acquisiscono durante le esperienza di vita ed è qui che nasce il problema e la mia riflessione.

Spiegare cosa sia la felicità e come raggiungerla è impresa assai ardua se difronte abbiamo persone che non sanno cosa voglia dire desiderare qualcosa perché si è avuto tutto troppo facilmente e velocemente, o persone che annoiate dalle vita per l’assenza di emozioni condivise osservano scorrere i giorni senza sapere cosa farne.

La notizia che fa clamore è che all’università di Yale il corso più frequentato quest’anno, con numeri da record, è il corso sulla felicità promosso dalla docente di psicologia Laurie Santos. Fa clamore perché scopriamo che dietro quei ragazzi, che vediamo imbambolati dietro un monitor o chiusi in camera dentro una realtà virtuale, c’è in realtà il sospetto che si stiano perdendo qualcosa di importante e forse il bisogno di capire come raggiungere questa felicità.

Cercare questa spiegazione attraverso la frequenza di un corso è una soluzione che stanno tentando ma che ci dice che sono mancate delle guide attendibili prima, nella fase di crescita, e che ne hanno un grande bisogno.

Scopriamo che hanno bisogno di felicità. Questo è un dato prezioso per gli educatori di oggi che non possiamo lasciar cadere nel vuoto ma cogliere come monito.

L’OMS ci segnala per l’ennesima volta che la depressione è aumentata del 20% negli ultimi dieci anni e sono numerose le ricerche che sostengono che sempre più giovani manifestano disturbi della personalità, carenza di attenzione, svogliatezza, ansia, manie ossessive. Questo disagio dilagante trova espressione nel fenomeno dei NEET “not (engaged) in education, employment or training“, ossia tutte quelle persone fra i 16 e i 35 anni non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione.

Per contrastare questo disagio dilagante alcune strade andrebbero percorse prima che questo mondo giovanile perda totalmente la speranza e si ritiri per sempre dalla vita reale.

Sarebbero utili interventi di rieducazione affettiva ed emotiva che consentano alle persone di tornare a confrontarsi con gli altri e con sé stessi, imparando a conoscere le proprie modalità relazionali.

Servono delle guide capaci di essere d’esempio, di motivare verso la ricerca dei propri sogni e desideri. Dei problem solver in grado di trasferire le proprie competenze sociali e relazionali a questi giovani disorientati ma ancora alla ricerca della felicità.

La nostra associazione IIRIS, da sempre impegnata nel contrasto al disagio adolescenziale e familiare, proprio in questo periodo sta lanciando un progetto dedicato alla sviluppo delle proprie potenzialità e alla realizzazione dei propri sogni.

Partiremo con i TSocial Gruop si tratta di un gruppo di supporto che si pone l’obiettivo di far conoscere alle persone il proprio stile relazione attraverso il confronto con momenti esperienziali (outdoor) e di riflessione (in door) per aiutarle ad uscire dall’isolamento e dal mondo virtuale, per rientrare in contatto con gli altri e con le proprie emozioni. Questa è la prima fase, insieme costruiremo il resto.      

Essere felici è possibile, ma bisogna imparare a farlo perché anche la felicità è un progetto.

Dott.ssa Mastrantonio